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martedì 14 febbraio 2012

Come creare un ponte tra pensiero divergente e scuola?

Il pensiero divergente è un modo di valutare la realtà cercando di adottare diversi punti di vista e di trovare soluzioni alternative ai problemi. La scuola spesso predilige un pensiero volto a separare ciò che è giusto o sbagliato, sbarrando così la strada alla creatività. Come creare un ponte tra pensiero divergente e scuola? 

Di Francesca Cilento


"Si diventa ciò che si pensa. Il pensiero ne non è mai completo se non trova, espressione e limite nell'azione. E' soltanto quando c'è perfetto accordo tra le due cose che c'è piena vita."
Mahatma Gandhi


Il pensiero divergente è un modalità di ragionamento e di uso del pensiero che spesso viene associata alla creatività. Alla base del pensiero divergente ci sarebbe la capacità di non restare intrappolati nei consueti schemi di pensiero utilizzati quotidianamente preferendo una certa fluidità. Di fronte ad un problema vengono cercate e create soluzioni alternative senza fermarsi alla prima possibilità che viene in mente. La divergenza si crea proprio quando si abbandona la solita prospettiva in cerca di diversi punti di vista. Oggi la creatività viene considerata un ‘plus’ in molti ambiti, ma l’uso del pensiero divergente non è solo una dote, ma in parte è una attitudine che può essere appresa. Come viene impiegato il pensiero divergente a scuola?


Pensiero convergente e pensiero divergente

Joy Paul Guilford, psicologo statunitense, ha definito due modalità di pensiero che costituiscono gli opposti di un continuum dove si situano gli stili individuali. Il pensiero convergente funziona in modo tale da spingere le persone a cercare, davanti a un problema, una sola risposta, cioè quella giusta. È logica che è alla base dei problemi matematici che ci vengono posti fin da bambini in cui non è possibile avere più di un risultato, per cui la valutazione è netta: giusto o sbagliato. Il pensiero divergente invece è caratterizzato dalla spinta ad individuarepiù soluzioni che siano accettabili per motivi diversi, ma che abbiano tutte una loro ‘dignità’. È molto difficile pensare di poter individuare uno stile di pensiero superiore all’altro, più probabilmente si tratta di strumenti che si dimostrano utili in contesti differenti.



Pensiero divergente, creatività e scuola


Nell’ambito scolastico le caratteristiche del pensiero divergente sono poco considerate, coltivate o anzi scoraggiate, fatta eccezione per poche attività. Due sono le aree da considerare: gli aspetti organizzativi e la natura delle materie insegnate. Da un punto di vista organizzativo i motivi possono essere diversi: classi molto ampie, difficoltà a considerare gli stili individuali, maggiore ordine nei compiti e anche una maggiore facilità nella comprensione dei progressi degli studenti. Anche l’indirizzo della scuola incide sulla ‘politica’ che regola la creatività. Nelle scuole ad indirizzo scientifico, c’è sicuramente molto meno spazio per l’uso del pensiero divergente rispetto ad una scuola secondaria ad indirizzo artistico in cui la creatività viene ricercata e coltivata.




Coltivare il pensiero divergente


Fermo restando che il pensiero convergente ha dei punti di forza che non vanno dimenticati, occorre che anche la scuola cominci ad incoraggiare un ragionamento più aperto a diversi punti di vista. Ciò che va sottolineato e che forse rappresenta un fraintendimento che ostacola l’incoraggiamento alla creatività è che sebbene nel pensiero divergente si dia poco spazio al ‘giusto o sbagliato’, tutte le soluzioni devono essere comunque valutate. Essere creativi non significa non avere punti di riferimento per costruire delle risposte, ma lasciare lo spazio a scelte meno automatiche. Ecco che esercizi di pensiero divergente possono diventare lo spunto per affinare lo spirito critico con cui valutare le soluzioni alternative. Ecco che il pensiero divergente crea le basi per usare uno stile di pensiero altamente apprezzato dalla scuola.


Per sviluppare le loro idee i ragazzi dovrebbero essere aiutati soprattutto dagli insegnanti ; perché “… insegnare è un’arte e si impara per imitazione, come diceva Platone”.
Il pensiero divergente, però, deve essere accompagnato anche da quello convergente , perché non si possono vivere le proprie passioni senza basi logiche e razionali.



lunedì 13 febbraio 2012

DA QUANDO C'È L'ABITUDINE DI GETTARE I CORIANDOLI A CARNEVALE?

Sgomberiamo subito il campo dalle eventuali curiosità di ordine etimologico: il nome della pianta erbacea i cui frutti aromatici sono da molto tempo e a tutt'oggi adoperati per insaporire preparazioni gastronomiche - nome identico a quello del dischetto di carta colorato che in gran copia viene gettato durante i giorni di Carnevale - deriva dal latino coriăndru(m), a sua volta tratto dal greco koríandron, di etimo preindoeuropeo non meglio chiarito.
Insomma, la curiosità sulle origini remote del termine resta inappagata.
Decisamente di più sappiamo sulla storia di coriandolo 'dischetto di carta', una storia che rientra in quel grande capitolo della lessicologia fatto di "nomi e cose", per dirla col Migliorini. Giovanvettorio Soderini (Firenze, 1526-1597) testimonia, sul finire del XVI secolo, il consumo di confetti fatti ricoprendo di zucchero i semi di coriandolo ("cuopronsi i coriandoli di zucchero per confetti").
Facile capire il procedimento analogico che ha portato a denominare coriandoli "certe pallottoline di gesso, che si fabbricano a posta in alcune città d'Italia, da gittarsi addosso per sollazzo nelle feste di carnevale", riprendendo la spiegazione ottocentesca del Tommaseo-Bellini: simili per forma e per colore ai coriandoli commestibili dei tempi più antichi, i coriandoli moderni perdono il proprio contenuto semanticamente motivante ma ne prendono la denominazione.
Nella seconda metà del XIX secolo (nel 1875, secondo il Migliorini) si assiste a un'altra trasformazione, in virtù della quale i coriandoli diventano grosso modo quelli che conosciamo oggi. Lo testimonia Alfredo Panzini (Senigallia, Ancona, 1863 - Roma, 1939) nella prima edizione del suo Dizionario moderno (1905). Secondo l'eclettico e colto poligrafo, "i coriandoli di carta [...] furono una trovata di certo Mangilli di Crescenzago (Milano), traendo profitto dei dischetti che risultavano dalle carte forate dai bachi. Sostituirono il gesso e la terra dei tramontati carnevali ambrosiani, e i confetti usati anteriormente".

Annarita Saraceni

domenica 12 febbraio 2012

Carnevale e maschere sarde

Qualcuno ipotizza che le maschere sarde siano frutto di un evento realmente accaduto anche migliaia di anni fa, così importante che la gente ha voluto mimarlo attraverso le maschere diffuse in quasi tutta la Sardegna.

Probabilmente un'invasione barbarica o forse la semplice rappresentazione del gregge e dei pastori che dominano gli altri esseri della natura. Uomini col volto dipinto di nero e gli occhi forati, maschere con testa di bue che testimoniano l'antico culto del bove che investiva tutta la regione. Sono uomini vestiti come i rappresentanti muti di una realtà ormai antica e indecifrabile.
Tra le maschere ricordiamo: I Mamuthones e Issohadores Pro Loco Mamoiada; Boes e Merdules di Ottana, S’Urthu e Buttudos di Fonni, Sos Thurpos e S’Eritaju di Orotelli, S’Urtzu e sos Bardianos di Ula Tirso, Is Cerbus di Sinnai, Sos Tumbarinos di Gavoi.
(testo di Maria Melania Barone)






I MAMUTHONES DI MAMOIADA

E se vuoi un Carnevale che non ce n'è un altro sulla terra,
vattene a Mamoiada
vedrai l'armento con maschere di legno,
l'armento muto e prigioniero,
i vecchi vinti, i giovani vincitori:
un carnevale triste, un carnevale delle ceneri:
storia e misura di ogni giorno,
gioia condita con un po' di fiele e aceto, miele amaro.Salvatore Cambosu

LA MASCHERA
pelli nere di pecora, pesanti campanacci, maschere nere
di legno, severe, terribili. Immagini di un silenzio di pietra
LA SCENA
passo lento, cadenzato, pesante. Con un frastuono da
bolgia infernale si annunciano alla folla
ORIGINE E SIGNIFICATO
nemici vinti, uomini imbovati, culti dionisiaci,
antichissimi rituali di fertilità
NON SOLO MAMUTHONES
Juvanne Martis (Sero)
IL CARNEVALE A MAMOIADA
le Mashere, la Festa, la Tradizione
CURIOSITÀ
le maschere "sorelle" nel Mediterraneo



SU COMPONIDORI (Sa Sartiglia Oristano)

Il fuoco dei cavalli conduce in volo cavalieri audaci.
Il volto coperto dalla maschera impenetrabile.
Soli in groppa, non possono fallire: la stella d'argento deve essere infilzata.
Si lanciano al galoppo, senza esitazioni, pronti a ingaggiare l'ennesima gara con la sorte.


LA MASCHERAchi è su componidori? un uomo, un dio, un demone.
É ermafrodito,il volto è impenetrabile, tiene in mano un fantoccio di fiori e benedice. Corre sdraiato sulla groppa del cavallo
INIZIA LA FESTA
il ruolo dei gremi. La vestizione rituale de su componidori: un vestito complesso ricco di simboli poco decifrabili.
E il capocorsa diventa un dio che non tocca mai terra...
LA SCENAsu componidori apre la corsa. Poi si gareggia e le spade infilano la stella. Infine le pariglie: cavalli lanciati al galoppo sfrenato e incredibili acrobazie in sella.
ORIGINE E SIGNIFICATOantichi riti di fertilità, gare equestri medioevali,
influenze spagnole
CURIOSITÀ
origine linguistica del termine

CARNEVALE DI SAMUGHEO
Il sacrificio de S'Urthu e la danza dei Mamutzones

Mamutzones coperti di pelli di capra, corna grandi su copricapi alti di sughero, sul corpo campanacci, ilvolto nero di nerofumo.
Danzano scomposti intorno a s'Urtzu per metà caprone, per metà uomo e su 'Omadore lo tormenta fino alla suo sacrificio.
Nel carnevale di Samugheo l'eco e i simboli di antichissimi riti pagani.

LE MASCHERE
Su Mamutzone, s'Urtzu, su 'Omadore: tutti i particolari delle maschere di Samugheo
L'EVENTO
Non è una semplice sfilata, le maschere danno vita a una vera e propria messa in scena: cosa succede nel Carnevale di Samugheo.
ORIGINE E SIGNIFICATO
Qual è il significato delle cupe maschere di Samugheo?
dietro la maschera riti di fertilità e culti dionisiaci.
CURIOSITÀ

IL CARNEVALE DI OTTANA

A Ottana, in Barbagia, le maschere del carnevale sono la singolare testimonianza di riti e tradizioni di una cultura che il tempo non ha scalfito: andateci, in febbraio, e coglierete nelle maschere ottanesi quel senso del mistero che tutto nasconde e tutto rivela.


LA MASCHERA
sos merdules, sos boes, sa filonzana: le maschere di Ottana
LA SCENA
le strade diventano palcoscenici:
cosa succede durante il Carnevale
ORIGINE E SIGNIFICATO
dietro la maschera riti di fertilità e culti dionisiaci
CURIOSITA'

L CARNEVALE DI OROTELLI

Sono molte, in Barbagia, le tradizioni che ci svelano ancora le linee infinite di una cultura secolare.
A carnevale la storia di tutti i giorni diventa mito, evento straordinario, rito che si perpetua, appuntamento a cui non si può mancare.
Anche a Orotelli, nei visi cupi e fuliginosi de sos thurpos c'è un carnevale tutto da vedere.

LA MASCHERA sos thurpos, "i ciechi" dal volto annerito
LA SCENA mimano scene di vita agreste e si lanciano sulla folla...
ORIGINE E SIGNIFICATO pantomima del mondo agrario e bovino
CURIOSITA'
l'antica maschera del "riccio"



sabato 11 febbraio 2012

La scuola dovrebbe scegliere Linux e Ubuntu


Finalmente ho scelto di seguire la strada del software libero, ho installato e uso con grande entusiasmo Ubuntu. 
La scelta è stata un po’ guidata dal collega della scuola secondaria di primo grado del nostro istituto comprensivo che l’ha proposto per un  Progetto d’Istituto che prende il nome di FaiBi 2.0.
Grazie a questa necessità di lavoro mi sono decisa e ora mi chiedo perché non l’ho installato prima.

Tutti i computer dei laboratori della scuola Primaria dovrebbero adottare Ubuntu come sistema operativo come è stato gìà fatto in uno dei laboratori della scuola Secondaria di I grado.

In questo modo potremo, offrire ai nostri alunni la possibilità di conoscere un mondo, quello del software libero, dove tutti possono accedere liberamente a programmi, risorse, idee.
Proprio con questa filosofia si può scaricare e studiare i materiali per avvicinarvi al mondo di Ubuntu e per utilizzarne al meglio le potenzialità.
Buon lavoro!



giovedì 9 febbraio 2012

Laboratorio della CARTA RICICLATA


Rivolto: classe 1 a tempo pieno scuola primaria

per quanti bambini: 20

quanto dura: 2 ore

dove si svolge: presso la scuola primaria ;

operatori presenti: 2

Obiettivo del laboratorio è sensibilizzare alla raccolta differenziata della carta attraverso la sperimentazione diretta del riciclo.

Dopo una breve introduzione generale l’attività si sviluppa attraverso fasi pratiche e molto operative che
trasformano la classe in una piccola cartiera dove gli alunni collaborano per produrre fogli di carta a partire da vecchi quotidiani.

Ciascuna fase del laboratorio permette di evidenziare termini e concetti a favore della chiarezza espositiva e della comprensione da parte di tutti gli alunni, anche quelli svantaggiati.

Al termine delle due ore di attività la classe avrà prodotto fogli di carta riciclata in formato A5.

Verrà anche sperimentata la decorazione dei fogli con diverse tecniche e materiali.

I fogli di carta riciclata realizzati durante il laboratorio rappresentano un punto di partenza per ulteriori attività; possono ad esempio essere usati come biglietti da spedire per invitare alla raccolta differenziata oppure per costruire un libro..

Il laboratorio rappresenta inoltre un anello di congiunzione tra le diverse materie permettendo interessanti sviluppi interdisciplinari.

Descrizione obiettivi e descrizione generale:

Obiettivo del laboratorio è determinare un cambiamento nelle abitudini quotidiane degli alunni con riferimento alla raccolta differenziata della carta.

Tale finalità pratica è in realtà perseguita attraverso un approccio educativo basato sull’affezione al materiale raggiunta attraverso i seguenti passaggi:

• l’alunno manipolando la pasta di carta prova piacevoli sensazioni: ciò attribuisce al materiale cartaceo una connotazione positiva sotto l’aspetto senso-motorio

• l’alunno immergendo il setaccio osserva l’inaspettato formarsi di un foglio: l’attivazione di meccanismi come la scoperta e lo stupore determinano un vissuto positivo sotto l’aspetto emozionale

• l’alunno producendo praticamente carta riciclata verifica termini e concetti quali riciclo, risparmio energetico, recupero di materie,etc.: ciò permette di confermare sotto l’aspetto razionale la pratica quotidiana della raccolta differenziata L’attivazione di questi processi agendo su tutti e tre i domini cognitivi, rispettivamente senso-motorio, emozionale e razionale, attribuisce efficacia all’attività e permette un progressivo consolidarsi nell’alunno di un senso di affezione al materiale capace di giustificare i comportamenti pro-ambientali che lo implicano.


sabato 4 febbraio 2012

UNA MENTE, DUE LINGUE, TANTI VANTAGGI



UNA MENTE, DUE LINGUE,  TANTI VANTAGGI:

PERCHE' INVESTIRE SUL BILINGUISMO SARDO-ITALIANO

Antonella Sorace

University of Edinburgh & Bilingualism Matters
Leggi con attenzione --> Bilinguismo sardo italiano

Linux per tutti Ubuntu




Linux per tutti Ubuntu facile video Manuale 

L'Istituto Majorana  di Gela ci offre un completo manuale on-line free, scritto con semplicità d’esposizione e molta chiarezza, per essere alla portata di tutti. Contiene ben341 brevi videoguide per la visualizzazione immediata delle principali operazioni. Vi porterà, passo dopo passo, a conoscere ogni cosa. Dal download di Ubuntu, fino alla sua completa utilizzazione...

L’opera, si rivolge agli utenti poco esperti che apprezzeranno l’immediatezza delle cose senza pericolo di perdersi in estenuanti disquisizioni tecnico-specialistiche. Anche gli utenti più esperti potrebbero utilizzarla come una traccia di "metodica didattica" da adottare per meglio trasmettere, agli altri, le loro conoscenze. Infatti, proprio gli utenti più esperti , se privi di esperienza didattica, sono, solitamente, i meno portati a fornire le prime conoscenze informatiche ai principianti. In ogni caso, anche gli “esperti” hanno tanti amici e conoscenti, che “esperti” non sono, cui potranno suggerire la lettura di questa guida, ottenendone la riconoscenza.

La storia di Aldonça de Besora

La signora che regalò la libertà a Serramanna La storia di Aldonça de Besora e delle Franchigie del 1455, raccontata a grandi e piccini ...