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mercoledì 30 novembre 2011

Il progetto “Scuola digitale in Sardegna”,


Il progetto “Scuola digitale in Sardegna” schematicamente può essere riassunto come segue :
a.    Introduzione di una Lavagna interattiva multimediale (LIM)  in ogni classe delle scuole della Sardegna di ogni ordine e grado (circa 10.000 KIT: lavagna, pc, videoproiettore, software e connessione alla rete).
b.      Vasto  piano di formazione  sull’uso della LIM diretto a tutti i ventimila  docenti della Sardegna,  basato sulla istituzione di circa 1.000  centri di supporto (quasi uno per ogni sede di erogazione di servizio), in modo da assicurare un capillare servizio formativo per la durata di  almeno un anno scolastico.
c.       Creazione di una banca dati unica del sistema scolastico per fornire servizi alle famiglie e ai decisori politici.


d.      Fornitura di un tablet PC (o qualcosa del genere, uno strumento  per l’apprendimento) per tutti gli  scolari  e gli studenti sardi ( complessivamente, dalla prima elementare alla quinta classe delle superiori sono circa 198.000).



e.      Produzione di contenuti didattici multimediali con il coinvolgimento dei docenti delle scuole sarde e distribuzione di tali contenuti in forma gratuita agli  studenti sardi.

Il progetto è bellissimo e impegna la Regione a trasformare la scuola sarda in un ambiente di apprendimento  totalmente digitale, unico al mondo. Si tratta di un progetto organico e di notevole interesse perché l’intera attività scolastica, e tutti i suoi attori, ricevono e sono invitati a lavorare con strumenti digitali. Il processo digitale riguarda non solo il docente  e la scuola ma anche la successiva fase di studio e apprendimento dello studente. Nella filosofia dell’intervento le LIM sono solo una componente del processo, neanche quella principale, se si tiene  in considerazione il fatto che il budget per queste ammonta solo al 18% del budget complessivo. Del resto introdurre la sola LIM in classe,  lasciando inalterato l’ambiente di apprendimento circostante e sperare che la scuola cambi,  è pretendere di fare come quel tale che si dichiara fresco e pulito solo dopo che si è profumato ma non si è lavato. Occorre ben altro che la LIM. Per lasciarsi alla spalle  una concezione della  scuola che vada oltre il semplice insegnamento frontale, anche se modernizzato dalla lavagna bianca, il progetto propone almeno altre due azioni:
 a-tutti gli studenti sardi ricevono in comodato d’uso gratuito  un tablet attraverso il quale scrivere, leggere e produrre  elaborati  digitali, come se stessero  scrivendo sulla carta,
b- per tutti i docenti vengono messi a  disposizione  oggetti didattici, lezioni, video, simulazioni, esercizi, libri digitali, presentazioni multimediali, atomi didattici, preparati da loro stessi e per questo retribuiti, in modo che ciascun insegnate possa costruire al volo e, se necessario, modificare le lezioni per adattarle al livello degli studenti.
 Il progetto, finanziato interamente dalla Regione Sardegna,  ha subito dei ritardi ma nessuno dubita del fatto che si possa, anzi  che si debba realizzare. A cosa sono dovuti i ritardi ?
Intanto occorre dire che il progetto è interamente finanziato con 125 milioni di euro del POR Sardegna, pertanto non lo Stato, non il MIUR, ma la Regione Sardegna è il soggetto  unico  titolare del progetto stesso. Le azioni di disturbo, gli interessi extra regionali, quelli di personaggi ministeriali interessati a far andare i bandi di gara in un certo modo, piuttosto che in un altro,  devono essere escluse  perché totalmente inconsistenti. Il punto di forza del progetto è che nessuna altra regione ha avuto finora  il coraggio di investire così  massicciamente sulla digitalizzazione scolastica. Solo la Sardegna lo ha fatto, anche se neanche questa, al momento ha realizzato alcunchè. Per il momento quindi abbiamo i soldi ma non abbiamo fatto ancora nulla. Tuttavia esiste una volontà poltica precisa per realizzare il progetto. Tale volontà è bypartisan. Il progetto infatti inizia con la presidenza Soru, che prevedeva un capitolo di spesa del FERS per le LIM e  continua con l’amministrazione Cappellacci che ha esteso  finanziariamente il progetto da 30 a 125 milioni di euro. Detto questo, i punti di forza sono finiti; rimangono  però grandi aspettative da parte di molti  docenti   che ne hanno sentito parlare ma non sanno che cosa al momento è stato fatto e non hanno capito neanche se il progetto si farà. I punti di  debolezza, non legati al progetto in quanto tale, vengono riassunti per il momento come segue.
La delibera di giunta che ha formalizzato il finanziamento  prevede che tutte le decisioni siano prese da  una cabina di regia che coinvolge due assessori (Istruzione e Affari generali), due direttori generali, due dirigenti di servizio e  il direttore scientifico. Senza entrare nel merito delle competenze e della conoscenza che tutti questi personaggi  hanno del sistema scolastico e dei suoi problemi, è ovvio che una buona organizzazione oltre che di generali ha bisogno di soldati semplici che lavorino e  realizzino il progetto. In sostanza, i generali ci sono ma mancano i soldati. Le riunioni di questo organismo sono state inutili, vuoi perché non tutti i componenti conoscono la scuola, e men che meno le problematiche di digitalizzazione, vuoi perché i compiti fra i due assessorati non sono stati ben delineati.  Meglio cambiare registro e alla svelta. Un altro punto di debolezza è costituito dall’organizzazione della macchina burocratica della regione. Una macchina che non funziona e  che si prende tutto il tempo necessario per evitare ai dirigenti di rischiare qualcosa nei procedimenti. Una macchina che scarica sui politici qualsiasi disguido ma che è in realtà la principale responsabile del fallimento di numerosi  progetti, assolutamente ben finanziati, nel campo della scuola. Non li cito ma avete capito  a cosa mi riferisco. Finché  l’apparato regionale si limita  a  compilare  un foglio excel  per  distribuire a pioggia fondi alle scuole  può anche funzionare, mostra la corda nel caso allo stesso si richieda di realizzare  un progetto come quello i digitalizzazione del sistema scolastico che, per inciso non è stato concepito dalla regione, ma ad essa regalato dai due autori del progetto stesso. Anche qui non faccio i nomi ma credo che si sappia. E’ anche il caso di richiamare il fatto che il progetto è  complesso, ma questo più che un punto di debolezza è uno stato di fatto: per realizzarlo sono richieste coraggio e competenze, passione e voglia di assumersi responsabilità.  Chi non se la sente, piuttosto che ritardare le   decisioni è meglio che si faccia da parte. Un vero punto di demerito delle poche azioni  di pubblico dominio qui citabili, consiste nel fatto che le scuole non sono state ancora  coinvolte. Anzi, sembrerà strano ma il progetto non è stato neanche presentato ai diretti interessati: docenti, studenti, famiglie, dirigenti scolastici e amministrativi, istituzioni scolastiche.  Non basta fare passerella in qualche convegno per descrivere quello che si vorrebbe fare, molto meglio fare e poi descrivere quello che si è già fatto. Piuttosto che parlarne nelle segrete stanze di qualche burocrate ministeriale il progetto, pensato per le scuole, deve essere quanto prima a queste presentato e al loro interno occorre trovare le risorse umane in grado di mandarlo avanti. Stop a cose inutili come un gruppo di esperti, con curriculum stratosferico che si immaginano di tutto e di più, ma che non conoscono la scuola. Che fanno progetti esecutivi bellissimi per la burocrazia e che però fanno fallire  le idee didattiche sottostanti. Il progetto Marte, fatto da persone intelligentissime, con il curriculum lunghissimo, è stato un fallimento proprio perché è stato  pensato al di fuori della scuola e realizzato da chi di scuola capisce poco e niente. Scuola digitale è un progetto pensato all’interno della scuola, fatto per le scuole e deve essere realizzato dalle scuole, non da enti di formazione, non da editori, non  da esperti esterni ma da docenti, dirigenti, amministrativi. Serviranno anche esperti, editori, altre figure ecc., ma in seconda battuta, per ruoli strumentali, non certo per governare il processo che deve rimanere saldamente nelle mani delle istituzioni scolastiche.

SECONDA  PARTE
Che cosa è stato fatto in un anno di tempo sul versante scuola digitale all’interno della Regione Sardegna ? Non tantissimo ad essere sinceri. Ecco alcune azioni che ricordo.
1-    Preparazione tecnica della delibera di giunta sulla scuola  digitale,
2-    Elaborazione delle linee  guida del progetto di scuola digitale a cura del direttore scientifico prof. Tagliagambe e di chi scrive,
3-    Incontri  con tutti  i produttori di LIM  o con i loro rappresentanti nazionali. Gli incontri,  molto dettagliati duravano in media una mattinata e sono serviti sia per avere una panoramica completa  sullo stato dell’arte, sia per rappresentare agli stessi produttori  le esigenze progettuali di connettività fra LIM e device da consegnare agli studenti.  In molti casi, laddove sono state auspicate richieste di aggiornamento del software per le esigenze specifiche del progetto,  i produttori delle LIM si sono dimostrati molto recettivi e collaborativi.
4-    Incontri con i produttori di netpc, tablet e tool per il mobile learning  al fine di dotare gli studenti sardi di uno strumento per l’apprendimento portatile. In questo caso si è fatta ricerca su come  produrre in Sardegna questi device e come superare la frantumazione tecnologica  dell’offerta (reader  e-book, tablet, netpc, notebook) in modo da richiedere al mercato lo strumento adeguato per la scuola digitale in Sardegna.
5-    Incontri, discussioni e ricerca su come preparare i contenuti didattici da affiancare ai libri di testo digitali.  Sentite le esigenze dei maggiori editori scolastici  nazionali,  sentiti anche i rappresentanti dei librai e il ministero per quanto riguarda i progetti di digitalizzazione, si sono poste le basi per analizzare il problema dei libri di testo digitali. Che cosa cambia con la loro adozione, come devono essere caratterizzati i nuovi testi digitali, quanto costeranno, chi li produrrà e sulla base di quale filiera ?
6-    Incontri con i rappresentati della Consip al fine di studiare un modello di acquisto per le LIM analogo a quello adottato dal MIUR.

TERZA   PARTE : Gara sulle LIM
Che cosa resta da fare? Molto, anzi è stato fatto veramente poco, come si diceva prima. Occorre passare dalla politica degli annunci alla realizzazione del progetto. Per raggiungere tale obiettivo , propongo questa scaletta.
1-    Inizio a.s. corrente: presentazione del progetto alle scuole. Non lavorando più alla regione, sono tornato nella mia scuola d’origine e qui tocco con mano quasi quotidianamente la confusione  e le informazioni sbagliate che circondano questo progetto. La confusione trae origine dal fatto che da un lato il MIUR e l’Ansas portano avanti un progetto che assomiglia al progetto della regione, pur non essendo così organico e  capillare  ma solo a macchia di leopardo e solo su alcune tematiche della scuola digitale. E’ anche capitato che  soggetti privati  approfittino della confusione  per organizzare conferenze che sembrano istituzionali o benedette da soggetti istituzionali ma che in realtà non lo sono. C’è addirittura chi ha presentato il progetto per conto suo, senza  sentire chi lo ha elaborato. La situazione si risolve solo se il progetto viene illustrato bene, ufficialmente e nel giusto contesto. La cosa è tanto più urgente se si decide, come dovrebbe essere naturale, di coinvolgere le istituzioni scolastiche nella realizzazione del progetto.
2-    Occorre decidere la tipologia di gara da adottare, una volta deciso, occorre immediatamente trasformare i pensieri in atti pubblici. Sono possibili due tipologie di gare differenti : Gara Consip e Gara Unica.

Gara Consip
In questo tipo di gara la regione organizza all’incirca 120 reti di scuole capofila che acquistano le LIM per le loro aule e per quelle delle scuole affiliate. I fondi vengono attribuiti alle  scuole capofila che devono dotarsi di firma digitale e fare gli acquisti nella piattaforma  CONSIP. Il processo è veloce e collaudato da precedenti progetti del MIUR. Come tutte le azioni comporta svantaggi e vantaggi. Ecco qui una tabella riassuntiva.

Vantaggi
Svantaggi
Trattandosi di acquisti sottosoglia il processo di acquisto è veloce
Trattandosi di almeno 120 gare di acquisto,  si possono acquistare LIM di differenti marche con differenti software e magari incompatibili fra di loro
Si coinvolgono le scuole in scelte che le riguardano e si realizza un sistema a rete che le vede protagoniste
Le scuole polo devono operare in rete, devono avere preferibilmente l’ADSL ed essere capaci di fare acquisti on line sulla piattaforma Consip
Rimane, quale  risultato concomitante,  il fatto che le scuole si abituano ad acquistare in rete e a consorziarsi per realizzare economie di scala

La procedura è ben conosciuta e collaudata
Nel corso dei progetti MIUR si sono riscontrate criticità nell’installazione e nella somministrazione della formazione tecnica. Occorre elaborare un modello più adatto alla circostanza.
Le prime LIM potrebbero essere installate a partire dai primi mesi del 2011



Diciamo che questa soluzione è praticamente obbligata se si hanno vincoli temporali ristretti relativi ai fondi UE.  In questa soluzione le scuole diventano protagoniste e occorre un periodo di formazione per gli acquisti in rete a cura della direzione amministrava delle scuole polo.

Gara unica

In questo caso non sono le scuole che acquistato le LIM ma è la regione che istruisce un unico bando di gara europeo. Oltre che di un documento tecnico veramente chiaro e dettagliato che descriva la LIM e cerchi di evitare ricorsi, occorrono persone competenti in questo tipo di gara. Diciamo che alla regione non manca questa competenza, anche attingendo risorse umane in altre direzioni e altri assessorati. La preoccupazione in questo caso è data dai  tempi tecnici necessari per  un bando di questo tipo. Occorre almeno un anno per  l’espletamento di tutte le procedure. Le LIM in questo caso arriverebbero nel 2012. Un altro svantaggio è dato dal fatto che i produttori di LIM, agguerritissimi, possono imporre uno stop o dei ritardi al progetto attraverso il meccanismo dei riscorsi come è avvenuto nel caso del bando Ansas: in tre anni non sono ancora riusciti a consegnare una sola LIM.

 TEMPI
Nel caso si procedesse con il supporto di CONSIP, tenuto conto del gran numero di reti da creare e del fatto che le scuole polo si dovrebbero  dotare della firma digitale, anche in considerazione del fatto che la piattaforma della società in house del Ministero del Tesoro sta per essere rinnovata,  le gare dovrebbero essere completate entro giugno 2011. Nel periodo Giugno-Settembre 2011 si potrebbe procedere alla realizzazione delle seguenti azioni:
1- installazione delle LIM nelle classi (giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre 2011)
2- formazione dei master teachers: mille docenti, praticamente uno per ogni punto di erogazione del servizio, che avranno il compito di partecipare al collaudo dell’installazione, fare formazione ai colleghi della loro scuola, assumere il ruolo di referente del progetto, segnalare guasti e disfunzioni.
Il corso di formazione  può essere fatto nel mese di giugno 2011.
3- A partire dal mese di settembre 2011,  i docenti che hanno la LIM in  classe già installata, partecipano ai corsi di formazione organizzati dalle  rispettive scuole. Sono docenti del corso i master teachers del loro plesso.

PRODUZIONE DEI CONTENUTI DIDATTICI
In parallelo  con i bandi di gara  per l’acquisto delle LIM, già dal questo anno 2010, sotto la regia della direzione scientifica e del gruppo operativo di progetto operante presso l’Assessorato all’istruzione, si attivano le procedure per la produzione dei contenuti didattici da utilizzare con le LIM e con i tablet. L’obiettivo principale in questo caso è rappresentato dalla creazione di materiali didattici per tutti gli ordini scolastici, dalla prima elementare all’ultima classe  delle scuole superiori e per tutti i vari ambiti disciplinari. L’azione si può realizzare solo se :
1- si sa che cosa produrre,
2- si sa come produrre,
3- si sa per quale supporto produrre,
4- tempi necessari per  produrre,
5- come  utilizzare i materiali didattici in classe con la lim e a casa con i tablet.
COSA  PRODURRE
Cosa produrre viene deciso dai docenti, i quali sanno, disciplina per disciplina, e per ogni anno scolastico, quali sono i contenuti di cui hanno bisogno.Sono quindi gli stessi docenti a stabilire ciò che si può chiamare  l’indice generale dei contenuti i quali, a loro volta, vengono scissi in una serie di atomi didattici perfettamnte significativi e autonomi della durata di circa 3 o 4 minuti. 
COME PRODURRE
I singoli atomi didattici vengono realizzati secondo un working draft molto preciso e rigoroso ed una filiera produttiva che vedrà impegnati non solo i docenti ma anche altri attori, così come specificato nelle linee guida approvate dalla delibera regionale.
PER QUALE SUPPORTO PRODURRE
Gli atomi didattici devono essere distribui su WEB, su dispositivi mobili (cellulari e lettori video), eventualmente anche su digitale terrestre. Devono quindi essere progettati in modo che possano esserlo effettivamente. Inoltre, e la cosa  risulta anche più importante della considerazione precedente, lo strumento per l’apprendimento che verrà consegnato in comodato d’uso sarà un reader e-book ( in tal caso occorre sapere che non è possibile leggere video), un pc normale (in tal caso  per scrivere sarà scomodo) oppure sarà un tablet pc (con o senza touch screen) ? Quindi, è ovvio che, a seconda della tipologia di strumento per l’appredimento scelta, cambia il sistema di produzione.
QUANDO PRODURRE
Nell’arco di un anno scolastico, se si lavora in  parallelo, con una forte regia centrale coordinata dal direttore scientifico, è possibile produrre tutti i materiali per le scuole primarie, per le scuole secondarie di primo grado e per il biennio unitario delle superiori. Rispettando questa tempistica, i docenti che seguono il corso di formazione sulle LIM potrebbero seguirlo utilmente,   a differenza di quanto accaduto finora, perchè si avrebbe  la concomitanza di questi fattori:
a- i docenti in formazione hanno la LIM in classe, perciò hanno effettivamente estrema urgenza della formazione,
b- i docenti frequentano il corso con i materiali  disciplinari già pronti e quindi imparano a manipolarli.
Entrambe le condizioni sono necessarie per rendere la formazione veramente utile e appetibile. Se manca uno di questi ingredienti, o peggio entrambi, come succede nella formazione gestita dall’Ansas, non si può che fallire ( e non occorre essere de guru per capirlo).
COME UTILIZZARE I MATERIALI
Se si producono un’infinità di oggetti didattici occorre una piattaforma in grado di distribuirli e di manipolarli. La piattaforma in questione, da non confondere con le piattaforme e-learning tradizionali, assolutamente non adatte allo scopo, deve essere in grado di fare le seguenti operazioni:
1- creare  una lezione adatta al contesto scolastico a partire dagli atomi diattici,
2- fornire al docente un meccanismo per l’editing degli atomi didattici (non è banale pechè l’editing di qualsiasi oggetto, anche video o audio, deve avvenire direttamente on line)
3- registrare la lezione da remoto e categorizzarla in modo opportuno,
4- agire come cloud application,
5- avere al suo interno strumenti cloud per la produzione e lo sviluppo di altri contenuti.
(altri tools non vengono qui descritti per ragioni di opportunità)
La Piattaforma, estremamente innovativa, deve essere realizzata da un qualififcato player, perciò occorre un bando di gara  unico e deve essere pronta per il settembre (?)del 2011. 

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